La storia
La leggenda di Gnicche, il bandito di Arezzo
Tra i boschi e le colline che circondano Arezzo, nella seconda metà dell'Ottocento, si muoveva una figura capace di far parlare di sé in ogni osteria: Federigo Bobini, detto Gnicche. Per la legge era un bandito. Per molti aretini è un simbolo di libertà, furbizia e coraggio.
Gnicche viveva tra il Poggio del Sole e la torre che ancora porta il suo nome, e si rifugiava nei boschi dopo le sue scorribande. Rubava ai ricchi, ma salutava la gente del posto con rispetto e ironia; si dice che sapesse beffare la legge con un sorriso.
La sua vita finì nel 1871 in uno scontro con i carabinieri, ma la sua storia non si è mai spenta: Gnicche è diventato una leggenda popolare aretina, il «bandito gentiluomo» che correva libero tra i sentieri di questa terra. Oggi la sua memoria rivive nella corsa, che attraversa i luoghi della sua storia.


La torre
La torre sta sulle colline a nord di Arezzo, tra i cipressi. Il percorso la sfiora nella seconda parte della gara, in cima alla strada bianca che sale dalla località Filanda.








